Il Ciclismo Sportivo Messo A Nudo

Quello fra gli sports che esercita il maggior fascino sui giovani, quello al quale si volgono i primi desideri; quello che dà con l’idea del godimento e della forza fisica l’impressione della conquista, è senza dubbio il ciclismo.

E, invero, codesto ramo di sport possiede singolari attrattive non solo in sè e per sè, ma anche per l’evidente utilità sua, per la relativa facilità con la quale anche i fisicamente difettosi raggiungono risultati insperatí, pel giovamento e pel godimento che procaccia.

Allorchè la bicicletta apparve, si disse che il ciclismo avrebbe servito soltanto a sviluppare gli arti inferiori e che le parti superiori del corpo non avrebbero, dall’esercizio, ritratto il minimo vantaggio, e i sostenitori della tesi erano evidentemente imbevuti dell’idea secondo la quale gli esercizi del braccio sono, per eccellenza, quelli cui si deve lo sviluppo del petto e l’aumento di capacità vitale o respiratoria, mentre di fatto gli esercizi favorevoli allo sviluppo del petto sono piuttosto quelli delle gambe, in quanto aumentano di gran lunga il bisogno di respirare, provocando l’entrata nei polmoni di una più considerevole quantità di aria e amplificando e sviluppando così tali organi che, alla loro volta, dilatano gradatamente la gabbia ossea e muscolare che li contiene.

È necessario, naturalmente, che il ciclista prenda, in macchina, una posizione che gli consenta di respirare comodamente e ampiamente : la velocità e lo sforzo eccessivi provocano una respirazione superficiale, corta, accelerata e perciò incompleta, la quale causa dolori ai fasci muscolari del petto e disturbi cardiaci.

Per ben respirare è d’uopo che l’aria penetri nei polmoni per le nari e esca per la bocca.

Una gita in bicicletta – lo avranno constatato tutti eccita straordinariamente l’appetito, e la spiegazione fisiologica non è difficile a trovarsi : l’azione moderata delle masse muscolari aumenta il movimento dissimilatore, che, a sua volta, stimola alla necessità di riparare il consumo.

Non è consigliabile, invece, l’uso del velocipede dopo i pasti, giacchè gli alimenti passano velocemente nell’intestino senza aver subito a sufficienza l’azione assimilatrice dello stomaco.

Basta osservare la quantità di cibarie che sono costretti ad ingerire i corridori di professione, per rendersi conto della cosa.

A prescindere dal giovamento che reca in generale lo sport della bicicletta all’organismo, sta in fatto che gli affetti da malattie derivanti dal rallentamento della nutrizione, dalle cosidette malattie del ricambio, ritraggono:

gotta, l’obesità, il diabete azoturico e le coliche, fra le infermità di tal genere, senza parlare della costipazione e della dispepsia nervosa, dell’anemia e della clorosi, della nevrastenia, dell’isterismo e anche della paralisi alcoolica.

L’uso del velocipede non deve, invece, essere consigliato ai sofferenti di disturbi cardiaci, ai tubercolotici e agli asmatici.

Anche a coloro che sono sanissimi è, ad ogni modo, nocivo eccedere, come del resto avviene in ogni
manifestazione della vita, fisica o intellettuale.

Si trattava di un veicolo bizzarro, posto in movimento da un servo, che, seduto sulla parte posteriore di quello, premeva alternativamente su due minuscole striscie di legno.

Nel 1790, de Sivrac inventò il celerifero, composto da una rozza trave posante su due ruote di legno.

Per procedere era necessario urtare violentemente coi piedi per terra e per sterzare occorreva fare sforzi inauditi con le mani afferrando e storcendo la parte anteriore del ce- lerifero.

Dopo poco, il barone Drais de Sauerbronn ri- parò a tale manchevolezza, fissando la ruota anteriore ad una specie di forcella ad asse verticale, che permet- teva di voltare a destra e a sinistra, Gli inglesi perfezionarono ancora il nuovo strumento di locomozione, sostituendo alle ruote di legno le ruo- te metalliche, e fu soltanto nel 1861 che Michaux, inventando i pedali, apri una fortunata era al ciclismo.

I suo biciclo in ferro e legno ebbe accoglienze festose.

Vennero poi le ruote in filo d’acciaio, inventate dall’ingegnere Gonel, i cerchi in caoutchouc, i tubi d’acciaio in sostituzione delle sbarre piene e, in ultimo, i perni a pallini.

E, finalmente, dopo che fu ingrandita la ruota mo- trice per accrescere la velocità, l’invenzione del pneumatico decretò la vittoria della bicicletta.

Le parti principali della bicicletta sono le seguenti :

Le ruote (l’anteriore si chiama ruota di direzione e la posteriore ruota motrice);

  • Il telaio;
  • La forcella;
  • Il manubrio;
  • Il sellino;
  • La catena;
  • Il freno,
  • il pedale e l’ingranaggio.

Le parti accessorie o integranti sono il cerchione, il pneumatico con relativa valvola, i raggi, la moltiplica, il gambo, la leva e il pattino del freno e le molle della sella.

A quale età è opportuno dedicarsi allo sport ciclisti- co, e qual’è la posizione che deve tenere in macchina il turista?

Data la facilità, derivante dall’inesperienza, con la quale i fanciulli eccedono in ogni divertimento e dato anche che essi male si assoggettano a regole e a temperamenti, non è consigliabile soddisfare la loro aspirazione di dedicarsi prestissimo allo sport della bicicletta ed è, invece, opportuno attendere che il corpo abbia acquistato un certo sviluppo e che la costruzione scheletrica loro sia completa, onde l’incompostezza del corpo posto sopra una macchina inadatta non sia cagione di deformazione degli arti.

Pochissime lezioni, di massima, sono sufficienti per imparare a montare e a guidare una bicicletta, e i consigli che si danno ai principianti sono questi : tieni le braccia snodate, anzichè rigide; appoggia energicamente i piedi sui pedali e guarda fisso davanti a te, senza preoccuparti della ruota, ma – sopratutto, – procura di avere una bicicletta adatta alla tua struttura fisica, cerca che la sella e il manubrio siano all’altezza esatta.

La posizione che tengono i corridori te ripiegati in avanti fino a toccare il manubrio col viso non è certo consigliabile ad un turista, ma nemmeno una posizione eccessivamente diritta è opportuna.

La miglior cosa è mantenersi leggermente inclinati in avanti, con le braccia quasi completamente distese.

La sella sarà bene situata quando sia agevole collocare il tallone sul pedale allorchè questo è ubicato nella posizione più bassa.

Per pedalare, si calzerà bene il pedale, scegliendo i calzapiedi che consentano di sciogliere facilmente le estremità, in modo che l’asse della moltiplica sia all’al- tezza della base del ditone.

Il colpo al pedale dovrà es- sere regolare, in modo da evitare strappi alla catena, e il piede dovrà avere la punta rivolta in basso.

La teoria dell’equilibrio in bicicletta è di una semplicità infantile. Quando si sente di cadere da un lato. basta volgere il manubrio da questo lato: la forza centrifuga vi raddrizza immediatamente sospingendovi all’esterno.

Per abituarsi a voltare conviene esercitarsi tra una fila di pali posti a breve distanza l’uno dall’altro, scemando man mano lo spazio.

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