La Magnifica Arte Del Canottaggio

Quello che per la sua utilità di sport estetico, igie- nico e divertente si è detto per il nuoto, si può ripetere per il canottaggio.

Solamente bisogna osservare che l’arte del remo è forse maggiormente difficile, rappresenta forse una disciplina più rude e più dura, uno studio più severo ed accurato di armonia tra lo sforzo e l’effetto, di economia della energia muscolare, di bene inteso impiego di ogni facoltà corporale, a cominciare da ciascuno dei nostri cinque sensi, per giungere all azione meccanica, organica delle nostre membra.

Nuotare, è remare un poco. In certo qual modo, il nuotatore fa uso delle braccia e delle gambe come dei remi e del timone; l’imbarcazione, per chi nuota, è sostituita dal suo medesimo corpo.

Ma, propriamente inteso, il canottaggio 1 segna ad un singolo rematore, o a un equipaggio intero. per mezzo del trainer, i sistemi più atti a conseguire l’impiego della forza muscolare nel modo più conveniente per ottenere la più veloce e la più economica pro pulsione, lo scopo cioè di segnare per ciascuno dei numerosi lavori muscolari che si succedono maneggiando il remo, si accompagnano, si subordinano, si coordinano, si intrecciano nel dare esistenza a quella loro armonizzazione che si chiama la vogata (individualmente collettivamente presa), le condizioni migliori di modo e di tempo perchè si concentrino nel massimo e più duratu- ro effetto motore.

canottaggio

Chi assiste ad una regata, ignora tutto quanto riguarda la vera e propria tecnica di questo sport.

Si contenta dello spettacolo, ma non sa nulla, o pressochè, di quel che sia precisamente l’imbarcazione, il suo armamento, il suo equipaggio, l’allenamento, il regolamento che disciplina la gara stessa.

Per il pubblico grosso, il canottiere o è una bestia rara, o è un tale che si affan- na a compiere quello che facilmente ciascuno sarebbe capace di fare, sol che volesse sobbarcarsi a quella fati ca che sembra facile od immane e che non è nè l’una nè l’altra cosa.

Come per tantissime altre forme di sport, anche per il remo noi dobbiamo ricorrere al mondo inglese, ameri- cano e magari australiano, per trovarlo nel suo massimo onore.

I matches annuali fra gli equipaggi studenteschi delle Università di Oxford e di Cambridge costituiscono veri e proprî avvenimenti nazionali, più e meglio che da noi il famoso palio di Siena, e può dirsi, mondiali.

Nè, attraverso il trapasso da quei continenti a noi, il canottaggio, come arte, come tecnica, come sport, subisce sensibili modificazioni. Infatti, esso ha raggiunto colà una vera e propria perfezione, ed ogni nostro sforzo si riduce ad imitare quei sistemi, con maggiore o minore fortuna, per quanto i nostri vogatori facciano prova talvolta – ed è un errore di un adattamento assai relativo e soggettivo alle forme rudi del canottaggio classico.

In Italia, il canottaggio ha festeggiato nel 1913 il suo venticinquesimo anno di organizzazione sportiva, e talvolta è stato abbastanza fortunato nelle sue manifestazioni in patria e nei suoi successi nel campo internazionale.

Ma queste affermazioni, specialmente le ultime, se hanno messo in luce ottimi elementi singoli e un nu- mero abbastanza confortante di nuove reclute, non ci hanno dato, nemmeno nelle massime prove dei campionati, la rivelazione di equipaggi che con il loro insieme, con quella fusione che sembra essere il segreto di altri popoli e che ci spiega il loro perseverante temperamento, riuscissero a superare la dura prova delle competizioni europee.

Giuseppe Sinigaglia, nella Coppa delle Nazioni 1914, ha rivelato una preparazione e una forma che lo o fra i primissimi scullers internazionali. Ma siamo sempre a quella!

Si tratta di un fatto individuale da questo punto di vista delle affermazioni singolari, l’Italia, in tutti i campi, ha sempre saputo offrire sorprese e, anche gloriose.

Il canottaggio non lo è, o non è solamente la preparazione e l’esercizio di un singolo!

Certamente, contri buisce a formare l’atleta, per il suo effetto fisiologico di uno degli esercizi muscolari più completi ed efficaci, ma dal punto di vista del risultato sportivo al vogatore si richiede anche qualche cosa di più. Remare!

Écco la parola che sembra compendiare tutto lo sport del remo.

Ed effettivamente, questa parola, dal giorno in cui la gioventù ateniese, sui lunghi, trịplici ordini delle imbarcazioni, fendeva l’acqua violacea dell’ Jonio, fino ad oggi in cui i biondi figli d’Albione fendono con la rapidità di una freccia la superficie del Tamigi, allenandosi alle gare che terranno sospeso il cuore di tutta la nazione come ad un avvenimento che importi l’onore e la fortuna della patria, da allora ai tempi nostri, la parola «remare» schiude una serie di im- magini e di pensieri, promette tanta gioia e tanto godi- mento, che la gioventù si sente attratta dal nome solo.

Ma quanti se ne stancano, poi! Quanti si contentano di aver imparato a maneggiare il remo come un ausiliario della vela, per trascorrere più o meno felicemente sopra una liquida superficie, e poi si accorgono che non avranno mai l’occasione di servirsene veramente nella vita, e tralasciano l’esercizio!

Bisogna invece rendersi conto che, dalla forma che molti scettici ed avversari dello sport del remo hanno definito « di lavoro forzato », il canottaggio conduce, attraverso la fatica, Il canottaggio non è, o non è solamente, la preparazione, la prova e la riprova, la pazienza, la lotta intelligente contro difficoltà di ogni genere, a un esercizio ultilitario, dà frutti di bellezza, di gioia, infonde palpiti soddisfazionee di entusiasmo che diversamente solo sarebbe difficile, ma impossibile provare.

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